Il documentario "142 secondi - Il battito della terra" di Simone Alessandrini è stato selezionato per il prestigioso Trento Film Festival. La pellicola racconta la rinascita delle montagne marchigiane dopo il terremoto del 2016.
Un racconto di resilienza e territorio
Il film "142 secondi - Il battito della terra" è stato scelto per la 74esima edizione del Trento Film Festival. Questa rassegna è dedicata a temi come la montagna, l'esplorazione e l'ambiente. L'evento si svolgerà a Trento tra il 24 aprile e il 3 maggio.
L'opera è frutto del lavoro del giornalista Simone Alessandrini, originario di Ascoli. La regia è curata da Alessandro Beltrame. Il documentario affronta il tema della memoria e del legame con il territorio.
La pellicola nasce a dieci anni di distanza dal devastante terremoto che ha colpito il Centro Italia. Le montagne delle Marche sono protagoniste, attraverso il silenzio di chi ha scelto di restare. Il percorso narrativo si snoda tra i borghi di Arquata del Tronto.
Si esplorano anche le vette del Monte Vettore. Viene mostrato il rifugio Tito Zilioli. Il film costruisce una narrazione intensa. È profondamente legata all'esperienza umana dei sopravvissuti.
Le voci di chi non ha abbandonato
La narrazione si arricchisce di testimonianze dirette. Protagonisti sono uomini e donne che hanno deciso di continuare a vivere in queste zone. Le loro storie si intrecciano con filmati d'archivio.
Questi materiali sono stati realizzati da fotografi e videomaker. Sono stati girati nei mesi immediatamente successivi alle scosse sismiche. Il documentario cattura la quotidianità.
Simone Alessandrini spiega la genesi del progetto. «Le montagne non crollano solo quando tremano: a volte scompaiono quando smettiamo di raccontarle», afferma. Questa consapevolezza ha guidato la sua opera.
«Ho voluto raccontare la vita di tutti i giorni lontano dai riflettori», aggiunge Alessandrini. Si concentra su quella parte dell'Appennino ferita dal sisma del 2016. I rifugi sono ancora in gran parte da ricostruire.
Il racconto passa necessariamente attraverso il quotidiano. È un atto di coraggio per chi ha ricostruito la propria vita. Lo ha fatto pezzo dopo pezzo in questi luoghi.
Un atto di restituzione e speranza
Questo documentario è definito un atto di restituzione. Accende una luce a dieci anni dal sisma. Colpì duramente le zone marchigiane. Mira a raccontare in profondità un territorio.
Qui il termine resilienza non è uno slogan. È una scelta di vita concreta. Le persone parlano con le montagne. Si sentono parte di un unico ecosistema.
Il film crea un mosaico di memoria visiva. Questo dialogo con il presente. Supera la sola dimensione dell'emergenza. Restituisce la complessità del territorio.
Mostra la vitalità di un'area. Pur segnata dal sisma, conserva identità. Ha forza e prospettiva per il futuro. La pellicola è un ritratto di speranza.
Mostra fotografica a corredo
Oltre alla proiezione del documentario, il Trento Film Festival ospiterà una mostra. L'esposizione è patrocinata dalla Fondazione Marche Cultura e dalla Marche Film Commission. Sarà visitabile per tutta la durata dell'evento.
La mostra presenterà fotografie. Provengono dal film e dal backstage. Offrono al pubblico uno sguardo ulteriore. È un complemento al progetto e ai temi trattati.
Si crea un dialogo continuo. Tra immagine, memoria e racconto del territorio. L'opera porta con sé uno sguardo profondamente marchigiano. Lo afferma Andrea Agostini, presidente della Fondazione Marche Cultura Marche Film Commission.
Agostini sottolinea la capacità dell'opera di unire sensibilità autoriale. C'è rigore giornalistico. Vi è attenzione civile. Il documentario rinnova il racconto di una ferita ancora aperta.
Ma anche di una comunità che non ha smesso di vivere. Che resiste e immagina il domani. La selezione al festival è un importante riconoscimento.
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