Un'esposizione fotografica gratuita a Bari, "Ombre su Via Sparano", svela l'anima della città attraverso scatti che intrecciano passato e presente. L'evento è visitabile fino al 30 aprile.
Un viaggio visivo tra passato e presente
Un'intuizione nata da una vecchia polaroid ha dato vita a un progetto artistico. Lo scatto ritraeva palazzo Mincuzzi, un edificio iconico nel cuore di Bari. Questa immagine ha ispirato la creazione di "Ombre su Via Sparano".
Il percorso espositivo è stato concepito dalla fotografa romana Giorgia. La mostra aprirà ufficialmente le sue porte il 15 aprile. La location scelta è il Villaggio del Fanciullo, situato nel capoluogo pugliese. L'idea iniziale è stata poi sviluppata dal fotografo barese Luigi Mastantuono. Egli è anche il fondatore del gruppo Cuore Fotografico.
Molteplici sguardi sulla città
Diversi artisti hanno contribuito alla realizzazione degli scatti. Hanno portato la loro visione e sensibilità creativa. Tra questi figurano Regina Girone, Anna Maria Guerrieri, Sebastiano Amoruso, Alessandro Rahino e Annalisa Cifaldi. Il loro lavoro collettivo ha generato una narrazione visiva ricca. Offre prospettive diverse e sfaccettate della città di Bari.
La mostra si articola in tre sezioni distinte. Queste sezioni creano sequenze quasi sceniche. Il punto di partenza è il ritrovamento della fotografia originale. In questa fase, la protagonista è ancora immersa nella sua vita quotidiana a Roma. Si trova in un ambiente che non le appartiene più. Successivamente, intraprende un vero e proprio "viaggio".
Questo viaggio è descritto come un'indagine profonda. Bari diventa sia uno specchio che un labirinto. La terza parte del percorso è definita una "rivelazione mancata". Non offre risposte definitive. Piuttosto, fa emergere la consapevolezza di un legame. Si tratta di una connessione interrotta tra il passato e il presente.
Interpretazione e stile cinematografico
Ogni fotografia è concepita come un frammento narrativo. Racconta un "prima" e un "dopo" che rimangono fuori campo. Questo approccio lascia ampio spazio all'interpretazione personale. Stimola il dubbio e la riflessione nello spettatore. La nota stampa sottolinea questa caratteristica.
La curatela della mostra è affidata a Elena Beloborodova. È una museologa esperta. La co-curatela è di Massimo Diodati. Egli presiede l'associazione culturale Noi che l'Arte. Quest'ultima è l'ente organizzatore dell'evento. L'esposizione fotografica è accessibile gratuitamente al pubblico. Sarà visitabile fino al 30 aprile.
Un elemento distintivo del percorso è la voce narrante. I visitatori possono accedervi tramite un Qr-code. L'osservazione delle immagini diventa così un'esperienza immersiva. Le fotografie adottano uno stile cinematografico. Le inquadrature ricordano scene di film. I generi evocati spaziano dal noir al neorealismo, fino al thriller psicologico. Le luci sono spesso intense e contrastate. Le composizioni fotografiche sono volutamente sbilanciate. Lo sguardo del fotografo si posiziona in una zona mediana. Oscilla tra la soggettività dell'artista e l'osservazione oggettiva della realtà.