Nicol Turazza, figlia di Davide ucciso nel 2005, dichiara che la morte dell'assassino di suo padre è giusta. La giovane studentessa di giurisprudenza riflette sull'impatto della tragedia sulla sua vita.
La giovane studentessa di giurisprudenza
Nicol Turazza, 21 anni, è una studentessa di giurisprudenza a Verona. La sua vita è stata segnata profondamente dall'omicidio del padre, Davide Turazza. Questo evento tragico è avvenuto il 21 febbraio 2005, durante un agguato alla Croce Bianca.
Nicol descrive la sua maturità precoce. «La tragedia mi ha fatto crescere in fretta», afferma. Ha dovuto affrontare responsabilità ben prima di altre bambine. Il suo rammarico è non aver vissuto appieno l'infanzia. «Mi dispiace non essere stata bambina come tutte le altre», confessa.
Il ricordo del padre e la tragedia
Il padre di Nicol, Davide Turazza, fu ucciso mentre era in servizio con la Volante. Si trovava con Giuseppe Cimarrusti, 26 anni. L'omicidio avvenne dopo che Davide vide una donna, Galina Shafranek, colpita a morte. L'assassino era Andrea Arrigoni, proveniente da Bergamo.
Quella notte morirono quattro persone. Tra loro anche lo zio di Nicol, Massimiliano, vittima di un altro agguato a Fumane nel 1994. L'ultimo ricordo di Nicol del padre è il bacio della buonanotte. Davide era sul divano, in attesa di iniziare il suo turno.
«Ci trovavamo tanto, eravamo molto uniti», ricorda Nicol. Descrive suo padre come giocherellone e scherzoso. Erano molto simili, entrambi estroversi. La notizia della morte del padre le giunse due giorni dopo. Due psicologi della polizia arrivarono da Roma per spiegarle l'accaduto.
La gestione della rabbia e la ricerca della verità
Nicol ha sempre provato rabbia per la morte del padre. L'omicidio ha creato difficoltà nei suoi rapporti interpersonali. La sua rabbia si estende anche all'assassino, poiché ha ucciso anche una donna. «Trovo giusto che sia morto anche lui», dichiara con fermezza.
Solo un anno e mezzo fa, ha deciso di affrontare direttamente la vicenda. Ha chiesto spiegazioni a chi lavora in questura. Intende proseguire nella ricerca di informazioni sull'agguato. «Ho deciso di affrontare di petto quell’agguato e chiederò ancora informazioni», afferma.
Crescita e senso di responsabilità
L'esperienza traumatica ha aumentato il suo senso di responsabilità. Questo la fa sentire diversa dai suoi coetanei. «Aumentato il mio senso di responsabilità e ciò a volte mi fa sentire diversa dai miei coetanei», spiega.
Ad esempio, alla guida, Nicol non beve alcolici. Essendo neopatentata, pensa sempre alle conseguenze di azioni sbagliate. La morte del padre le ha insegnato l'importanza di essere d'aiuto in famiglia. Ha sviluppato un forte senso familiare, cercando di cenare regolarmente con madre e sorella.
Prospettive future
Attualmente al terzo anno di giurisprudenza, Nicol valuta diverse opzioni professionali. Una di queste è diventare poliziotta, seguendo le orme del padre e dello zio. «Perché no? È una delle ipotesi che sto valutando», dice.
Tuttavia, non esclude altre carriere. Potrebbe intraprendere la pratica forense per diventare avvocato o prepararsi per il concorso in magistratura. La sua scelta dipenderà dai risultati universitari. «Vediamo come finisco l’università con quali voti e poi decido», conclude.