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Quarantasei preziosi reperti archeologici, frutto di indagini internazionali, sono stati restituiti ai Parchi archeologici di Crotone e Sibari. L'operazione ha smantellato una rete di traffico illecito di beni culturali.

Restituiti importanti reperti archeologici

Un totale di quarantasei reperti di notevole interesse storico è stato ufficialmente consegnato. Questi beni, di origine etrusca, magnogreca e romana, sono stati recuperati grazie a un'operazione congiunta tra Italia e Francia.

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza hanno effettuato la consegna ai Parchi archeologici di Crotone e Sibari. L'operazione si inserisce nell'ambito dell'indagine denominata "Achei".

Questa importante inchiesta, avviata nel 2019, aveva portato all'arresto di ventitré persone. Tra i beni restituiti figurano anche reperti sequestrati in Francia e successivamente rimpatriati. La cerimonia di consegna si è svolta a Cosenza, presso Palazzo Arnone.

Smantellata rete di traffico internazionale

L'indagine condotta dai Carabinieri TPC, sotto il coordinamento della Procura di Crotone, ha svelato un vasto traffico di beni archeologici. Questo commercio illecito operava su scala nazionale e internazionale.

La rete aveva ramificazioni in diversi paesi europei, tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia. Il traffico si alimentava di reperti estratti clandestinamente dal territorio italiano.

Il Capitano Giacomo Geloso, comandante del nucleo TPC di Cosenza, ha spiegato che l'operazione è partita dagli scavi clandestini in siti calabresi. È stata smantellata una squadra di "tombaroli".

Questi individui facevano parte di una complessa rete di ricettatori. La rete riusciva a rifornire costantemente il mercato nero di reperti. Questo commercio genera un giro d'affari stimato in milioni di euro.

Il valore dei beni restituiti

Il Direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma, ha sottolineato l'eccezionale valore dei reperti. Ha descritto i beni come "molto belli, molto importanti, di varia provenienza".

Tuttavia, ha specificato che tutti i reperti sono ascrivibili all'ambito magnogreco. Il pezzo considerato più significativo è un piccolo frammento di vaso.

Una prima analisi suggerisce che questo frammento possa essere attribuito a uno dei pionieri della ceramografia attica. Si tratterebbe di un artista attivo ad Atene alla fine del VI secolo a.C..

Potrebbe persino trattarsi dello stesso artista Euphronios. Questo periodo segna l'inizio di una produzione di vasi che venivano poi commercializzati in tutto il Mediterraneo. Si tratta di manufatti estremamente rari e di grande pregio.

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