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Quattro persone sono finite a processo per l'incendio doloso della Pizzeria Ideale a Dongo, avvenuto nel settembre 2021. Alcuni hanno patteggiato, altri sono stati rinviati a giudizio.

Prime sentenze per il rogo della pizzeria

A distanza di sei anni dal grave incendio, la giustizia ha iniziato a fare il suo corso. Il rogo, appiccato nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2021, ha distrutto la Pizzeria Ideale. L'esercizio commerciale si trovava in via San Lorenzo, a Dongo. Ora sono giunte le prime decisioni giudiziarie.

Davanti al Giudice dell'Udienza Preliminare di Como, sono comparsi quattro imputati. Le accuse mosse nei loro confronti sono di incendio e danneggiamento fraudolento di beni assicurati. Tra gli imputati figura anche il gestore del locale, Irimiea Mihai, quarantenne residente a Dongo. Era accusato insieme al cognato, Antonio Mangino, cinquantacinquenne di Bibbiano. Presenti anche Donatello Amato, cinquantatreenne di Bibbiano, e Aniello De Ponte, cinquantatreenne di Sant’Ilario d’Enza.

Accordi e condanne nel processo

Aniello De Ponte ha scelto di patteggiare. Ha ottenuto una pena di 2 anni, con la sospensione condizionale. Antonio Mangino, invece, ha optato per il rito abbreviato. Anche per lui è arrivata una condanna a 2 anni di reclusione. La pena è sospesa, ma subordinata al risarcimento dei danni nei confronti della parte offesa. Il proprietario dei locali danneggiati attende ora il risarcimento.

Gli altri due imputati, Irimiea Mihai e Donatello Amato, sono stati rinviati a giudizio. Il loro processo è stato fissato per il prossimo settembre. Dovranno rispondere delle accuse in un dibattimento completo.

Le indagini dei carabinieri

Le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Menaggio hanno rapidamente stabilito la natura dolosa del rogo. Gli inquirenti hanno concluso che i quattro imputati, agendo in concorso tra loro, avrebbero pianificato ed eseguito l'incendio. Si ipotizza anche la presenza di un quinto complice, mai identificato.

Le ricostruzioni indicano che Irimiea Mihai si sarebbe rivolto al cognato Antonio Mangino. Quest'ultimo aveva effettuato un sopralluogo nel locale il giorno prima dell'incendio. Tramite Donatello Amato, sarebbe stato reclutato Aniello De Ponte. Insieme a un'altra persona, avrebbero noleggiato l'auto utilizzata per raggiungere Dongo e portare a termine il piano.

Il ritrovamento del cellulare

Un elemento cruciale per le indagini è stato il ritrovamento di un telefono cellulare sul luogo del delitto. Il dispositivo apparteneva ad Aniello De Ponte. Questo ritrovamento ha permesso ai carabinieri di ricostruire i contatti avuti nei giorni precedenti all'incendio. Le conversazioni e i movimenti registrati sul telefono hanno fornito elementi determinanti per l'avvio del procedimento penale.

Il patteggiamento di De Ponte e la richiesta di giudizio abbreviato di Mangino segnano le prime tappe di questo processo. L'esito per Mihai e Amato si conoscerà solo al termine del dibattimento previsto per settembre.

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