Condividi
AD: article-top (horizontal)

Un antico frantoio ipogeo a Lecce, presso la masseria Cricelli, è stato riscoperto. Si lavora a un progetto per trasformarlo in un polo culturale e turistico, valorizzando la storia produttiva locale.

Riscoperta del frantoio ipogeo a Lecce

Un prezioso tassello della storia produttiva locale è riemerso. Il frantoio ipogeo della masseria Cricelli, situato lungo la 167, è tornato al centro dell'attenzione. L'obiettivo è trasformare questo sito in un nuovo polo culturale e turistico per il quartiere.

Il 9 aprile si è tenuto un sopralluogo nell'area. Questa si trova vicino alla parrocchia di San Giovanni Battista. L'incontro mirava a valutare le potenzialità di recupero e riqualificazione del sito.

Erano presenti il vicesindaco Roberto Giordano Anguilla. C'erano anche i rappresentanti dell'associazione “La Voce di Lecce”. Tra questi, il presidente Gian Gaetano Caiaffa. Hanno partecipato anche Tonia Erriquez e il geometra Filippo Montinari. L'idea progettuale di valorizzazione è nata da Montinari.

Progetto di recupero e valorizzazione

L'associazione sostiene con forza questo progetto. Ha già ricevuto l'approvazione del sindaco Adriana Poli Bortone. Questo segnala un interesse istituzionale concreto. L'intervento è atteso da molti anni.

Il frantoio ipogeo è un esempio di archeologia produttiva. È legato alla lavorazione dell'olio. Rappresenta un bene di grande valore storico e architettonico. Si ipotizza di inserirlo in un percorso turistico-culturale.

Questa iniziativa si ispira a esperienze simili in altri comuni della provincia. L'intento è raccontare una parte fondamentale dell'identità economica salentina. Si punta anche a rafforzare l'attrattività della periferia urbana.

Un tesoro dimenticato e la speranza di rinascita

L'idea affonda le radici in una denuncia pubblica del dicembre 2021. Allora Montinari definì il sito un “oro” dimenticato. Il frantoio, tra via Carrara e via Agrigento, era invaso dalla vegetazione. Era nascosto alla vista dei cittadini.

Nonostante ciò, il suo fascino intatto era evidente. Gli ambienti suggestivi testimoniavano un'intensa attività. Per mesi quei luoghi erano animati da macine azionate da asini. C'erano lucerne accese e il lavoro coordinato dal “nachiro”.

Da oltre vent'anni il sito è privo di una vera valorizzazione. Diversi interventi di messa in sicurezza sono stati effettuati. Tuttavia, la sua piena fruizione è sempre mancata. Oggi, però, si intravede una svolta.

La prospettiva è restituire alla comunità un luogo simbolo. Si vuole trasformarlo in uno spazio fruibile. Questo spazio dovrà coniugare memoria e sviluppo. Non si tratta solo di conservazione.

Si mira a creare opportunità economiche e culturali. L'obiettivo è integrare la periferia nel circuito cittadino. Si vuole offrire una nuova narrazione del territorio. Una sfida che parte dal sottosuolo della 167 e guarda al futuro della città.

AD: article-bottom (horizontal)