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Un episodio inatteso ha scosso una partita di calcio nel Padovano. Un arbitro ha richiesto il permesso di soggiorno a due giocatori di origine straniera, scatenando un dibattito. Le federazioni sportive stanno indagando sull'accaduto.

Richiesta inaspettata prima del fischio d'inizio

Durante un incontro di Seconda Categoria nel Padovano, un arbitro ha sollevato una questione inusuale. Prima del calcio d'inizio, ha chiesto al dirigente della squadra ospite di esibire il permesso di soggiorno di due calciatori extracomunitari. L'episodio è avvenuto durante la sfida tra San Fidenzio Polverara e San Precario.

La partita, valida per la tredicesima giornata del campionato, ha visto la vittoria della squadra di casa per 3 a 2. Tuttavia, l'attenzione si è concentrata su questo singolare momento del pre-gara. La richiesta è stata avanzata al momento del riconoscimento dei giocatori.

Reazioni e accuse di discriminazione

Il presidente del San Precario, Roberto Mastellaro, ha definito la situazione «al limite dell'assurdo». Ha espresso perplessità sulla motivazione dell'arbitro, ipotizzando leggerezza o intenzioni non chiare. «L'abbiamo trovato discriminatorio», ha dichiarato Mastellaro.

Ha inoltre sottolineato una disparità di trattamento. Un altro giocatore extracomunitario nella rosa, in possesso di doppio passaporto inglese e slovacco, non è stato soggetto a richieste simili. «Per lui non è stato chiesto nulla», ha evidenziato il presidente.

Anche i dirigenti della squadra di casa hanno confermato la stranezza della richiesta. Il segretario del Polverara San Fidenzio, Daniele Trivellato, ha definito la domanda dell'arbitro «davvero strana».

Intervento delle federazioni sportive

La vicenda ha rapidamente raggiunto i vertici delle federazioni sportive. La Figc veneta ha annunciato un approfondimento sul caso. Il presidente della Figc Veneto, Giuseppe Ruzza, ha chiesto una relazione dettagliata dei fatti al presidente del San Precario.

«Ho chiesto a Mastellaro di scrivermi due righe di quanto accaduto», ha spiegato Ruzza. Ha aggiunto la necessità di tempo per documentarsi e comprendere appieno la situazione prima di prendere provvedimenti.

Anche l'Associazione Italiana Arbitri (Aia) Veneto è intervenuta. Il presidente Tarcisio Serena ha chiarito la posizione dell'associazione. «Nessun permesso di soggiorno deve essere mai richiesto dall'arbitro», ha affermato con fermezza.

Serena ha ribadito che l'arbitro non ha funzioni di ufficiale giudiziario. Ha inoltre ricordato le modalità corrette per il riconoscimento dei tesserati. Queste includono il documento d'identità, il tesserino federale, la conoscenza diretta dell'arbitro o una foto autenticata dal Comune.

Le normative sul riconoscimento dei giocatori

Le regole federali stabiliscono procedure precise per l'identificazione dei calciatori prima delle partite. L'arbitro ha a disposizione diversi strumenti per verificare l'identità dei giocatori scesi in campo. Tra questi, il documento d'identità ufficiale è il più comune.

In alternativa, è valido il tesserino federale rilasciato dalla federazione stessa. In alcuni casi, l'arbitro può riconoscere direttamente il giocatore se lo conosce da tempo. Infine, una foto del tesserato, autenticata da un pubblico ufficiale come un funzionario comunale, può essere accettata.

La richiesta di un permesso di soggiorno esula da queste procedure standard. L'episodio ha sollevato interrogativi sulla correttezza dell'operato arbitrale e sulle possibili implicazioni discriminatorie. Le indagini federali mirano a chiarire ogni aspetto della vicenda.

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