L'indagine sulla gestione degli appalti e i suoi legami con la mafia è stata una delle cause scatenanti delle stragi del '92. Il procuratore De Luca ha presentato nuovi elementi alla commissione Antimafia, sottolineando la probabile interferenza di istituzioni deviate.
Indagine mafia-appalti concausa delle stragi
Il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha dichiarato alla commissione Antimafia che esistono prove concrete. Queste dimostrano che la gestione dell'indagine denominata «mafia-appalti» fu una concausa. Questo fattore contribuì in modo significativo alla strage di Via D’Amelio. Anche la strage di Capaci potrebbe essere stata influenzata, seppur in misura minore. Queste affermazioni emergono da elementi plurimi e univoci raccolti.
De Luca non esclude altre concause per gli eventi del 1992. La sentenza d'appello sul depistaggio è chiara. Essa indica che l'attività di depistaggio fu condotta al servizio di istituzioni deviate. Questo riguardava sia le indagini che la scomparsa dell'agenda rossa. L'attività fu guidata dall'allora capo della Squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. La Procura di Caltanissetta giunse a conclusioni simili. L'individuazione del dossier mafia-appalti come concausa non esclude interventi esterni. L'indagine rappresenta un crocevia di interessi. Questi coinvolgono politica, economia e mafia. L'intervento esterno appare quindi molto probabile.
Pista nera e possibili interventi esterni
Riguardo alla cosiddetta «pista nera», De Luca ha affermato che al momento non ci sono elementi concreti da esporre. Tuttavia, l'accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o della destra eversiva non riguarderebbe la causa principale. Si tratterebbe piuttosto di possibili concorrenti esterni. Sarebbe poi necessario chiarire la motivazione di tali interventi esterni. Il procuratore ha escluso categoricamente che la trattativa Stato-mafia sia stata una delle concause delle stragi. Queste dichiarazioni offrono nuovi spunti investigativi. Esse ampliano il quadro delle possibili responsabilità.
L'ex pm Gioacchino Natoli avrebbe ricevuto un «premio» per la sua condotta. Questo sarebbe consistito nell'affidamento della gestione del pentito Gaspare Mutolo. Lo ha sostenuto lo stesso Salvatore De Luca durante la sua audizione. Il procuratore di Caltanissetta ha spiegato che l'allora vertice della Procura di Palermo, Pietro Giammanco, avrebbe assegnato a Natoli un incarico di prestigio. Questo incarico gli avrebbe permesso di avanzare nella carriera. La gestione di Mutolo sarebbe avvenuta in cambio della linea tenuta sull'inchiesta mafia-appalti. Quest'ultima, secondo i magistrati di Caltanissetta, sarebbe stata insabbiata. L'obiettivo sarebbe stato favorire imprenditori mafiosi. Natoli è attualmente indagato a Caltanissetta. Insieme all'ex magistrato Giuseppe Pignatone, è accusato di favoreggiamento alla mafia.
Anomalie nell'inchiesta mafia-appalti
De Luca ha citato le parole di Natoli al CSM nei confronti di Giammanco. Giammanco era criticato per il trattamento riservato a Falcone e Borsellino. La difesa di Giammanco da parte di Natoli è stata definita «mendacio». De Luca ritiene che tale difesa fosse giustificabile solo con un'eccessiva compromissione nella gestione del potere di Giammanco. Le dichiarazioni di Natoli alla commissione Antimafia sono state definite inattendibili. Sono state anche ritenute concordate con l'ex magistrato Roberto Scarpinato. L'audizione del procuratore Salvatore De Luca in commissione Antimafia si è concentrata sulle «anomalie» dell'inchiesta mafia-appalti. Questa indagine fu condotta dalla Procura di Palermo nei primi anni '90.
Il magistrato ha depositato la richiesta di archiviazione. Questa riguarda il procedimento aperto contro ignoti per le stragi del '92. L'inchiesta mirava a fare luce sui collegamenti tra gli attentati e il dossier sulle infiltrazioni mafiose negli appalti. Rimane invece aperto il fascicolo contro gli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone. È indagato anche l'ufficiale della Finanza Stefano Screpanti. Sono accusati di favoreggiamento a Cosa Nostra per aver insabbiato l'inchiesta mafia-appalti.
De Luca ha spiegato ai commissari che dall'informativa originale del ROS. Questa riguardava le infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici e il coinvolgimento dell'imprenditore Antonino Buscemi e del Gruppo Ferruzzi, tra il 1991 e il 1997. Non è stato fatto nulla. Questo sia nella fase iniziale, sia nella tranche delegata a Natoli, sia infine in quella coordinata da Pignatone. Solo nel 1997 la Procura ha deciso di approfondire la vicenda. Questo ha portato alla celebrazione di un processo. De Luca si è soffermato in particolare sull'inchiesta di Natoli. Ha sostenuto che ci sono «più anomalie che cose comprensibili».
Il procuratore ha aggiunto che non si vuole affermare che il magistrato migliore non possa commettere errori. Il punto cruciale è che tutti gli errori commessi in questa vicenda sono andati nella stessa direzione. Ovvero, verso l'impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia. L'indagine è stata definita «apparente». Sono state evidenziate anomalie inspiegabili. Il fascicolo è rimasto segreto anche ai vertici dell'ufficio inquirente palermitano. Sono stati segnalati errori nelle deleghe assegnate alla Finanza invece che al ROS. Intercettazioni cruciali sono state ignorate. Bobine di intercettazioni sono state smagnetizzate. Tutto ciò indica un «patto implicito per non fare indagini».
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