Ricercatori hanno individuato 99 geni resistenti agli antibiotici nelle acque marine vicino alle foci dei fiumi a Rimini. Lo studio evidenzia potenziali rischi per la salute pubblica e la sostenibilità del turismo.
Analisi microbiologica delle acque costiere
Uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Bologna ha esaminato le acque della costa adriatica romagnola. L'indagine si è concentrata sulle aree vicine agli sbocchi dei fiumi, tra Rimini e Riccione. Sono state impiegate tecniche avanzate di metagenomica per analizzare direttamente il DNA presente nei campioni ambientali.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports. Le analisi hanno rivelato la presenza di batteri patogeni e virus umani. Inoltre, sono stati identificati geni responsabili della resistenza agli antibiotici nelle zone prossime ai corsi d'acqua urbani.
L'approccio 'One Health' per la sorveglianza
Il professor Marco Candela, coordinatore dello studio, ha definito la ricerca un esempio concreto dell'approccio 'One Health'. Questo modello integra la salute ambientale, animale e umana. Le moderne tecnologie genomiche consentono un monitoraggio molto sensibile della qualità microbiologica delle acque. Ciò apre nuove possibilità per la sorveglianza ambientale.
La costa romagnola, in particolare il tratto tra Rimini e Riccione, è un'area ad alta densità turistica e urbanistica. Durante l'estate, la popolazione può superare le 800mila persone. Questa concentrazione mette a dura prova le infrastrutture per la gestione delle acque reflue.
Indicatori di rischio vicino agli sbocchi fluviali
Per valutare l'impatto delle attività umane sulla qualità microbiologica, sono stati prelevati campioni nell'estate del 2024. I campionamenti sono avvenuti alle foci dei principali fiumi urbani: il fiume Marecchia, il torrente Marano e il Rio Melo. Sono stati inclusi anche siti di controllo non influenzati da scarichi fluviali.
«Le acque marine vicino ai fiumi mostrano una firma microbiologica specifica», ha spiegato Lucia Foresto, dottoranda e prima autrice dello studio. «Abbiamo osservato combinazioni di batteri, virus e geni di resistenza che variano da sito a sito. Questo suggerisce l'influenza di diverse fonti di contaminazione».
Presenza di batteri e virus, nessun rischio sanitario immediato
Tra i microrganismi individuati figurano generi batterici come Vibrio, Enterococcus, Escherichia-Shigella e Streptococcus. Sono stati rilevati anche virus umani appartenenti alle famiglie Adenoviridae, Herpesviridae e Papillomaviridae.
«L'ampia varietà di virus identificati è sorprendente», ha commentato Giorgia Palladino, co-autrice dello studio. Tuttavia, l'analisi genomica non permette di determinare se questi virus siano ancora vitali. Pertanto, non vi è un rischio sanitario immediato per la popolazione.
Implicazioni per il turismo e la sostenibilità
I risultati dello studio indicano un potenziale rischio microbiologico legato agli scarichi urbani. Questo potrebbe avere implicazioni sia per la salute pubblica sia per la sostenibilità del turismo costiero. Le acque del fiume Marecchia presentano il profilo di rischio più complesso. Ciò è dovuto alla presenza di insediamenti industriali nell'area appenninica che attraversa.
Le foci del torrente Marano e del Rio Melo mostrano un impatto minore. Questo dato è coerente con la minore frequenza storica di divieti di balneazione in queste zone.
99 geni di resistenza agli antibiotici identificati
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la resistenza agli antibiotici. Questo fenomeno, quando i batteri sopravvivono ai farmaci, è considerato una delle principali emergenze sanitarie globali dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Nelle acque campionate sono stati individuati 99 geni che conferiscono resistenza a undici classi di antibiotici. Molte di queste classi sono classificate come 'criticamente importanti' per la salute umana dall'OMS. Secondo i ricercatori, questi geni potrebbero provenire non solo da contesti ospedalieri, ma anche da attività agricole e allevamenti intensivi.
Monitoraggio sistematico per la gestione delle acque
«I risultati evidenziano la necessità di programmi di monitoraggio sistematico basati su queste tecnologie», ha concluso Marco Candela. Tali programmi possono individuare precocemente i rischi microbiologici. Supportano inoltre una gestione sostenibile delle acque.
In aree come la riviera romagnola, con forte urbanizzazione e pressione turistica stagionale, questi approcci diventano strumenti preziosi. Possono garantire la qualità delle acque di balneazione e la sicurezza di residenti e visitatori.
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