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Il commercio riminese affronta un declino strutturale, con un calo dell'e-commerce del 14,8% che smentisce il mito della crescita digitale inarrestabile. Confcommercio chiede politiche mirate per sostenere le piccole imprese e rivitalizzare i centri urbani.

Commercio riminese in flessione costante

Le attività commerciali nella provincia di Rimini mostrano una tendenza negativa persistente. Al termine del 2025, le imprese attive nel settore ammontavano a 8.047. Questo dato rappresenta una diminuzione del 2,8% rispetto all'anno precedente. La flessione è ancora più accentuata nel commercio al dettaglio. Si registra un calo del 3,2%. Questa contrazione interessa quasi tutte le categorie merceologiche. L'abbigliamento ha perso il 5,3%. Le calzature il 5,6%. Anche i mobili hanno subito un arretramento del 5,5%. La ferramenta ha visto un calo del 4,5%. Le edicole hanno perso il 7,3%. Frutta e verdura hanno registrato un meno 6,2%. Le tabaccherie hanno subito la flessione più marcata, con un 11,5% in meno.

Solo alcune nicchie di mercato mostrano una crescita. Le profumerie e le erboristerie sono aumentate del 6,4%. I supermercati hanno registrato un incremento del 3,4%. Il commercio ambulante continua invece la sua contrazione, con un calo del 7,6%. Il presidente di Confcommercio Rimini, Giammaria Zanzini, definisce questi dati «allarmanti». Ha sottolineato come il calo complessivo del 2,8% in un anno «faccia tremare i polsi». Non possiamo «abituarci a questo declino come niente fosse», ha aggiunto.

E-commerce, un dato preoccupante per le PMI

Particolarmente preoccupante è il dato relativo all'e-commerce nella provincia. Si registra un calo del 14,8%. Questo valore non è una semplice flessione, ma una «smentita netta del mito del digitale come crescita inarrestabile». Lo ha affermato Zanzini. Il dato rivela le fragilità del modello digitale. Questo modello fatica quando si confronta con le piccole e medie imprese (PMI). Le PMI mancano della spinta virale e dei margini dei grandi colossi online. Anche il fronte delle vendite complessive per il 2025 si chiude in negativo. Il calo è dell'1,3%. Questo dato coinvolge sia il comparto alimentare (-1,4%) sia quello non alimentare (-2,1%). Crescono invece significativamente le vendite delle grandi strutture. Gli ipermercati hanno registrato un aumento del 3,0%.

Trasformazione urbana e declino del commercio tradizionale

Da anni si assiste a una progressiva erosione del tessuto commerciale tradizionale. Questa tendenza assume oggi dimensioni sempre più evidenti e preoccupanti. Stiamo perdendo pezzi fondamentali della nostra economia urbana. Vengono meno elementi essenziali della vita quotidiana delle comunità. Negozi di vicinato e attività storiche, definiti da Zanzini «presidi sociali prima ancora che economici», vengono sostituiti. Vengono «stritolati» da ipermercati, discount, outlet e mega strutture periferiche. Queste ultime non possono essere affrontate da sole dalle piccole realtà. Non si tratta solo di «desertificazione commerciale», ma di una «vera e propria trasformazione/sostituzione del tessuto urbano».

I negozi di qualità stanno lasciando spazio a format omologati. Vengono preferite catene e attività a basso valore aggiunto. Spesso queste attività si concentrano su prodotti standardizzati. Questo impoverisce non solo l'economia. Danneggia anche l'identità delle città e dei quartieri. Di conseguenza, ne risente anche il turismo. La situazione richiede un cambio di passo nelle politiche pubbliche. È necessario un intervento strutturale basato su una visione strategica delle città. Il commercio di prossimità è un elemento essenziale per la qualità urbana. È fondamentale per la sicurezza e la coesione sociale. Senza negozi vivi, le città si svuotano. Diventano «dormitori», più esposte a insicurezza e degrado.

Proposte per rivitalizzare il commercio locale

Per invertire la tendenza negativa, Confcommercio propone una serie di interventi. Sono necessarie politiche fiscali mirate. Bisogna migliorare l'accessibilità e la disponibilità di parcheggi. La sicurezza nei centri urbani deve essere potenziata. Servono più eventi e una reale rigenerazione dei centri storici. È fondamentale un sostegno concreto alle imprese. Occorre anche il rispetto delle regole, che oggi sono spesso disattese. Senza questi interventi, il rischio è quello di «accompagnare passivamente il declino in atto».

Gli Hub urbani e di prossimità rappresentano una grande opportunità. Possono essere perimetri sperimentali per la riqualificazione. Permettono di introdurre regolamenti che incidano sulla pianificazione commerciale. Aiutano a mitigare un'offerta degradante. Questi strumenti possono contribuire a ripensare il commercio in chiave moderna. Richiedono però risorse adeguate. Servono tempi rapidi, una forte condivisione tra gli attori coinvolti e «tanto coraggio».

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