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Una donna di 43 anni è stata condannata a svolgere 1.460 ore di lavori socialmente utili. L'accusa riguarda maltrattamenti, lesioni e tentata estorsione ai danni dei suoi genitori ottantenni. La pena sostituisce il carcere dopo un processo con rito abbreviato.

Minacce e richieste estorsive ai genitori

Una sentenza ha concluso un procedimento giudiziario a Rimini. Una donna di 43 anni, residente a San Giovanni in Marignano, è stata giudicata colpevole. Le accuse includono maltrattamenti, lesioni e tentata estorsione. I destinatari delle presunte violenze sono i suoi genitori, entrambi 80enni e uno dei quali con disabilità.

Il giudice per l'udienza preliminare, Raffaele Deflorio, ha emesso la sentenza. La pena è stata sostituita con lavori di pubblica utilità. La donna dovrà prestare servizio presso una cooperativa sociale locale. Il totale delle ore ammonta a 1.460.

La pena inflitta è di due anni di reclusione. Questa è stata convertita in lavori socialmente utili. Il pubblico ministero aveva richiesto una pena ben più severa. La richiesta era di 4 anni di carcere e una multa di mille euro.

La donna era già sotto misura cautelare

Prima della sentenza, la donna era già soggetta a misure cautelari. Era in libertà vigilata. Le era stato imposto anche il divieto di avvicinamento ai genitori. La difesa era affidata agli avvocati Massimiliano Orrù (Foro di Rimini) e Claudia Gamboni (Foro di Pesaro).

Le indagini hanno delineato un quadro preoccupante. La donna avrebbe sottoposto i genitori a vessazioni per un lungo periodo. Questo sarebbe durato per otto anni, dal 2016 al 2024. Le violenze erano di varia natura: verbale, psicologica e fisica.

Le minacce di morte erano frequenti. Attraverso queste, la donna avrebbe estorto denaro ai genitori. Le somme variavano ogni mese. Si parla di cifre comprese tra i 200 e i 700 euro.

La pretesa dell'intestazione della casa

Oltre alle richieste di denaro, la donna avanzava una pretesa specifica. Voleva che le venisse intestato l'appartamento. L'immobile era quello in cui lei viveva con il suo compagno e il figlio minore. I genitori glielo avevano concesso in comodato d'uso.

Le parole riportate dalle indagini sono drammatiche. La donna avrebbe detto: «Se non mi intestate la casa vi ammazzo». Ha aggiunto un riferimento al fratello: «a mio fratello sì, ma a me niente».

La vicenda si è svolta a Rimini e San Giovanni in Marignano. La sentenza ha chiuso un capitolo di presunti abusi familiari. La pena alternativa mira a un percorso di reinserimento sociale.

Domande frequenti

Cosa sono i lavori socialmente utili?

I lavori socialmente utili sono prestazioni lavorative non retribuite a favore della collettività. Vengono svolti per sostituire pene detentive brevi o per misure alternative alla detenzione. L'obiettivo è favorire il reinserimento sociale del condannato.

Quali sono le pene alternative al carcere?

Le pene alternative al carcere includono diverse opzioni. Tra queste ci sono la messa alla prova, i lavori socialmente utili, la semilibertà e la detenzione domiciliare. La scelta dipende dalla gravità del reato e dalle caratteristiche del condannato.

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