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Volontari milanesi si autodenunciano per aver assistito una donna malata a morire all'estero, chiedendo una legge nazionale sul fine vita.

Volontari aiutano donna a morire all'estero

Claudio Stellari, residente a Lainate, racconta di aver conosciuto Martina Oppelli. La donna desiderava porre fine alle sue sofferenze. Stellari afferma di aiutare chi lo chiede, anche infrangendo leggi ritenute ingiuste. Crede nel cambiamento attraverso l'azione concreta.

La legge, a suo parere, necessita di essere sfidata. La disobbedienza diventa necessaria in certe circostanze. Questo è il suo punto di vista.

Autodenuncia per suicidio assistito

Il 31 luglio scorso, Claudio Stellari, insieme a Marco Cappato, Felicetta Maltese e Matteo D’Angelo, ha supportato Martina Oppelli. Lei era un architetto di Trieste. Soffriva di sclerosi multipla da oltre vent'anni. L'hanno aiutata a raggiungere la Svizzera. Lì ha potuto accedere al suicidio assistito.

Il giorno seguente, il loro aiuto è stato reso pubblico. Si sono dichiarati disponibili con le autorità giudiziarie. Volevano fornire ogni chiarimento necessario. Ad oggi, non sono stati contattati. Non risulta alcun procedimento penale a loro carico.

Richiesta di accertamento legale

Dopo otto mesi di silenzio, i quattro volontari hanno deciso di autodenunciarsi. Hanno dichiarato di aver aiutato Martina a realizzare ciò che le era negato in Italia. Chiedono alla Magistratura di verificare se abbiano commesso un reato. La loro azione è una chiara provocazione.

La denuncia presentata da Martina Oppelli contro la sua azienda sanitaria locale è stata archiviata. Il Gip di Trieste ha accolto la richiesta della procura. La commissione medica non aveva riconosciuto i requisiti per l'aiuto alla morte volontaria. Le valutazioni mediche rientrano nella discrezionalità tecnica. Non integrano profili di rilevanza penale.

Mobilitazione per una legge sul fine vita

Stellari sottolinea che se l'operato dell'ASL è stato legittimo, il loro non può esserlo. Questa provocazione avviene mentre è attiva una mobilitazione nazionale. L'Associazione Luca Coscioni chiede al Governo Meloni di ritirare una proposta di legge sul fine vita. La proposta è al vaglio del Senato da nove mesi.

Sabato prossimo, Claudio Stellari e Tatiana Zampollo, entrambi volontari di Lainate, saranno in piazza Vittorio Emanuele. Terranno un banchetto informativo. A maggio inizierà una raccolta firme. L'obiettivo è chiedere alla Regione Lombardia di approvare una legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Come già fatto dalla Toscana, si chiede una normativa chiara. Questa dovrebbe fissare procedure e tempi. Lo scopo è garantire diritti già riconosciuti.

Domande frequenti sul suicidio assistito

Cosa significa autodenunciarsi per suicidio assistito?
Significa che i volontari hanno reso pubblica la loro azione di assistenza a una persona che ha scelto il suicidio assistito all'estero. Si mettono a disposizione delle autorità per un eventuale accertamento legale, chiedendo che venga valutata la loro condotta alla luce delle leggi vigenti e della necessità di una normativa sul fine vita.

Qual è la situazione attuale in Italia riguardo al fine vita?
In Italia, il suicidio assistito e l'eutanasia non sono legalmente previsti. Esistono dibattiti e proposte di legge in corso, ma la materia è complessa e divisa. L'Associazione Luca Coscioni è tra le principali promotrici di una legislazione che riconosca il diritto al suicidio assistito in determinate condizioni, come nel caso di malattie incurabili e sofferenze insopportabili.

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