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Due mamme di Milano raccontano le loro lotte per il riconoscimento dei figli, evidenziando le discriminazioni persistenti e la necessità di parità di diritti per tutte le famiglie.

Le difficoltà nel riconoscimento dei figli

Barbara Ceppi e la sua compagna Chiara Cerri, unite civilmente a Milano, hanno affrontato un lungo percorso per vedere riconosciuti entrambi come genitori dei loro figli. La nascita del primo figlio nel 2019 non presentò ostacoli grazie alle procedure del Comune di Milano. Tuttavia, per la secondogenita, nata nel 2024, la situazione si complicò notevolmente.

Una circolare del Ministero dell’Interno aveva bloccato i riconoscimenti effettuati dai sindaci per le coppie dello stesso sesso. L’unica via percorribile per Barbara divenne l’adozione in casi speciali, un iter che la lasciava perplessa ma necessario per garantire alla bambina gli stessi diritti del fratello.

La sentenza della Corte Costituzionale e le sfide future

Proprio quando si preparava ad affrontare il Tribunale dei Minori, una sentenza della Corte Costituzionale (la n.68/2025) ha portato una ventata di gioia. La Corte ha finalmente riconosciuto il diritto di registrare la nascita dei figli anche con le generalità della madre intenzionale. Questo importante passo avanti, tuttavia, non ha ancora esteso la stessa possibilità ai bambini figli di due padri.

Barbara sottolinea come i bambini nati da coppie di uomini siano ancora considerati di serie B. Molte coppie rinunciano al sogno di formare una famiglia per l’incertezza normativa e la mancanza di percorsi di adozione dedicati. Si stima una grande quantità di amore potenziale non realizzato a causa di queste barriere.

La vita quotidiana e l'accoglienza della società

Nonostante le sfide legali e burocratiche, la vita quotidiana di Barbara, Chiara e dei loro due figli a Milano procede serenamente. La società, secondo il loro racconto, si è dimostrata per lo più accogliente. Se inizialmente qualcuno può mostrare curiosità verso una famiglia non convenzionale, l’empatia prende presto il sopravvento.

Molti genitori si sono interrogati sul perché Barbara e Chiara non potessero entrambe riconoscere la loro figlia, pur essendo unite civilmente. Il figlio maggiore, quando interpellato dai coetanei, risponde con naturalezza: «Io ho due mamme», senza suscitare stupore. Anche in occasione della festa del papà all’asilo, la bambina è stata accompagnata da uno dei nonni, dimostrando un’accoglienza diffusa.

Entrambe le mamme ribadiscono che i problemi esistono principalmente per chi desidera crearli. La loro esperienza evidenzia come l’amore sia il vero fondamento di una famiglia, indipendentemente dalla sua composizione. La battaglia per la piena parità di diritti per tutte le famiglie, comprese quelle omogenitoriali, continua a essere una priorità.

Congedi parentali e diritti riconosciuti

Oltre al riconoscimento della genitorialità, Barbara e Chiara hanno condotto una battaglia legale per ottenere il riconoscimento dei congedi parentali per le coppie dello stesso sesso. Barbara ha dovuto fare causa alla sua precedente azienda, ottenendo vittoria in due gradi di giudizio. Questo successo rappresenta un altro tassello importante nel percorso verso una maggiore equità.

La loro storia, iniziata con la nascita del primo figlio nel 2019, ha visto evoluzioni significative. Le procedure amministrative del Comune di Milano hanno inizialmente facilitato il riconoscimento. La successiva stretta ministeriale ha reso necessario un percorso giudiziario più complesso per la secondogenita.

La speranza per le coppie di padri

La sentenza della Corte Costituzionale ha aperto nuove prospettive, ma la situazione per le coppie di padri rimane critica. L’assenza di procedure chiare per la trascrizione dei figli e l’impossibilità di accedere all’adozione per le coppie omosessuali creano un clima di incertezza. Questo scoraggia molti dal realizzare il proprio desiderio di paternità.

Barbara e Chiara esprimono rammarico per questo amore potenziale che rischia di andare sprecato. La loro speranza è che la giurisprudenza e la legislazione si evolvano rapidamente per garantire a tutte le famiglie, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori, gli stessi diritti e le stesse opportunità. L’obiettivo è una società dove l’amore sia l’unico criterio per definire una famiglia.

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