Nuove polemiche scuotono la Biennale d'Arte di Venezia in vista dell'inaugurazione. Un gruppo di artisti e curatori chiede l'esclusione di Israele e USA, oltre alla Russia, per presunti crimini di guerra. La Biennale ribadisce la sua posizione di neutralità e apertura.
Artisti contro la neutralità della Biennale
Una nuova ondata di proteste minaccia la prossima Biennale d'Arte di Venezia. L'evento, che aprirà le sue porte il 9 maggio, si trova al centro di nuove controversie. Dopo le tensioni legate alla partecipazione della Russia, ora settanta artisti e curatori hanno inviato una lettera aperta. Chiedono al presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, di escludere non solo la Russia, ma anche Israele e gli Stati Uniti. La loro richiesta si basa sull'accusa che questi governi stiano commettendo crimini di guerra.
La lettera sottolinea la partecipazione di paesi che promuovono «forme crescenti di oppressionzione sistemica». Vengono citati specifici scenari di conflitto e violenza. Tra questi, la situazione in Palestina, Sudan e Myanmar. Si menzionano anche le guerre in Camerun, Congo, Cuba, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina e Venezuela. Gli artisti ritengono che la partecipazione a un evento culturale di tale portata non debba normalizzare tali azioni.
Nomi noti e collaboratori della curatrice tra i firmatari
Tra i firmatari della missiva figurano nomi di spicco del panorama artistico internazionale. Si citano artisti come il cileno Alfredo Jaar, Tabita Rezaire, Pio Abad, Zoe Leonard e Galas Porras-Kim. Particolarmente significativo è il coinvolgimento di tre collaboratori della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa prematuramente nel maggio 2025. Si tratta di Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo e Rory Tsapayi, curatori della mostra principale intitolata 'In minor keys'.
Questa non è la prima volta che emergono richieste di esclusione. Il mese precedente, una lettera simile era stata firmata da 178 artisti, curatori e professionisti della cultura legati all'edizione 2026. Questa iniziativa, promossa dalla piattaforma Art Not Genocide Alliance - Anga, aveva già riacceso il dibattito sul ruolo politico della Biennale. Le pressioni sulla Russia avevano portato anche a minacce di ritiro di finanziamenti europei, ma la presidenza ha mantenuto la sua linea.
La Biennale conferma la sua posizione di neutralità
Nonostante l'allungarsi della lista dei paesi oggetto di protesta, la Biennale di Venezia ribadisce la sua vocazione di neutralità. L'istituzione si definisce «aperta» e sottolinea che le Partecipazioni Nazionali nascono da iniziative spontanee. Ogni nazione riconosciuta dalla Repubblica Italiana ha la facoltà di richiedere la propria partecipazione. Questo avviene tramite una semplice comunicazione, o una lettera dell'autorità governativa competente se non si dispone di un padiglione permanente.
La posizione ufficiale della Biennale è chiara: «esclude qualsiasi forma di chiusura o censura della cultura e dell'arte». L'obiettivo è confermarsi come luogo di dialogo, apertura e libertà artistica. Si mira a favorire la vicinanza tra popoli e culture, auspicando la fine dei conflitti. Tuttavia, questa neutralità viene esplicitamente contestata nella lettera degli artisti. Essi affermano che «consentire la partecipazione a governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutrale». Sottolineano l'impatto della posizione della Biennale come evento artistico globale.
Critiche alla neutralità e impatto internazionale
La lettera appello dei settanta artisti e curatori critica duramente la presunta neutralità della Biennale. Essi sostengono che permettere la partecipazione di nazioni coinvolte in crimini di guerra sia una scelta politica. Viene evidenziato come una comunità di nazioni possa prosperare solo se gli Stati che violano il diritto internazionale vengono sanzionati. La Biennale, essendo uno degli eventi artistici più visibili al mondo, ha una notevole influenza.
La sua posizione, secondo i firmatari, ha quindi un impatto considerevole. La richiesta di esclusione di Israele e USA si aggiunge alle precedenti proteste. La Biennale si trova così a gestire una situazione sempre più complessa. La sua dichiarata apertura e neutralità si scontrano con le pressioni di una parte del mondo artistico. Questo solleva interrogativi sul ruolo dell'arte in contesti geopolitici tesi.
Le prossime settimane saranno decisive per capire come la Fondazione Biennale di Venezia gestirà queste richieste. La tensione tra la volontà di mantenere un dialogo aperto e le accuse di complicità con regimi controversi sembra destinata ad aumentare. La città di Venezia si conferma ancora una volta teatro di dibattiti culturali e politici di portata internazionale.